domenica 3 agosto 2014

Cura dell'Olivo




Buone prassi per la cura del nostro patrimonio olivicolo 


Azioni adottate dall’Associazione “Spazi Popolari” per la cura
di oliveti secolari che presentano diffusi disseccamenti



Avvertenza
Noi non curiamo Xylella, il batterio non è affar nostro. Se è patogeno o meno lo devono appurare gli uomini di scienza. Noi curiamo la pianta con le buone prassi agro-colturali, le stesse che i nostri avi hanno praticato per millenni. 
Eliminare tutto ciò che è chimico: concimazione chimico minerale, insetticidi, erbicidi.

  
Primi interventi di emergenza


Potatura

- E’ stata effettuata la potatura di tutti i rami secchi in corrispondenza del punto di ramificazione facendo attenzione che la superficie di taglio fosse rivolta verso il basso (questo impedisce i ristagni d’acqua piovana e quindi il proliferare sulla superficie di taglio di microrganismi potenzialmente patogeni). E' importante non effettuare potature drastiche di rami di grosso diametro o branche principali (a meno che non siano secchi), perchè questo porta la pianta a emettere un gran numero di polloni, disperdendo le poche risorse energetiche che l'olivo ha in questo particolare momento e inoltre le grosse ferite stentano a rimarginare.

La potatura ha interessato anche i succhioni (ad eccezione di quelli che dovevano sostituire alcune parti essenziali della pianta) e i polloni alla base della pianta; inoltre la chioma è stata sfoltita eliminando i rami in eccesso, questa operazione permette di arieggiare bene la chioma e consente ai raggi solari di raggiungere tutti i rami e le foglie più interne.

- Sono stati usati attrezzi con lame ben affilate, in modo tale da lasciare un superfice liscia e netta, che favorisce il processo di cicatrizzazione, diminuendo così la probabiltà di ingresso di eventuali microrganismi patogeni. Le lame sono state disinfettate con candeggina, per impedire di trasferire eventuali patogeni fungini e batterici (es. Pseudomonas savastanoi pv savastanoi agente della rogna dell’olivo, funghi tracheifili) da una pianta all’altra.

- In presenza di sezioni di taglio con diametro maggiore di 5 centimetri, queste sono state disinfettate con una pasta a base di rame e calce. Le dosi per la preparazione di 10 litri di pasta disinfettante sono: 3 kg di grassello di calce + 1 kg di solfato di rame in 10 litri di acqua. Con l’aiuto di un pennello la pasta ottenuta è stata distribuita sulle superfici di taglio. Sia il rame che la calce posseggono una buona attività fungicida e fungistatica, inoltre il rame ha spiccate proprietà antibatteriche. Per la protezione delle ferite da taglio possono essere utilizzati anche paste a base di rame, cera o mastici per gli innesti.

- I residui di potatura sono stati bruciati per eliminare uova e larve di insetti parassiti molto presenti sulle piante interessate dal disseccamento.



Trattamenti alla pianta

- Sia la chioma che il tronco delle piante di olivo sono stati irrorati con poltiglia bordolese per 2 o 3 volte a distanza di 20 – 30 giorni (a seconda della piovosità che può dilavare il prodotto dalla superficie della pianta).

Dosi per 100 litri di poltiglia bordolese: 1 kg di solfato di rame (quello con maggiore capacità di penetrazione è il solfato di rame pentaidrato) + 1 kg grassello di calce, in 100 litri d'acqua.

- Preparare la soluzione versando molto lentamente 20 litri di soluzione di calce in 80 litri di soluzione di solfato di rame.

- In primavera, cioè durante la ripresa vegetativa dell’olivo, il colletto, i tronchi e le branche principali, sono stati trattati con una miscela di solfato ferroso e grassello di calce le cui dosi per 100 litri di acqua sono: 2 kg di solfato ferroso + 2 kg di grassello di calce (idrossido di calce con 80/100 giorni di stagionatura). Il solfato ferroso ha un triplice scopo: 1) nutrire il legno attivo sotto la corteccia (riduzione della clorosi ferrica); 2) favorire un riequilibrio fra i microrganismi epifitici presenti sulla corteccia dei tronchi (aumentando la presenza di quelli che sono competitori e antagonisti dei patogeni; 3) battericida nei confronti della rogna.


Trattamenti al terreno

- La base della pianta e il terreno intorno sono stati cosparsi con zolfo in polvere e successivamente interrati con una leggera e superficiale lavorazione. Lo zolfo in polvere ha la funzione di disinfettare il terreno, grazie alla sua attività fungicida e insetticida (es. punteruolo e oziorrinco) inoltre è un elemento nutritivo essenziale nella sintesi di importanti proteine della pianta che contengono residui aminoacidici soprattutto di cisteina (es. “defensive protein”, glutatione e altre molecole antiossidanti). Queste proteine svolgono un ruolo importante nell'autodifesa della pianta. 

- Sovescio
E’ stata effettuata la semina di favino su tutto il campo ad eccezione della zona sottostante la chioma delle piante. In fase di fioritura le piante di favino sono state trinciate e interrate lavorando superficialmente il terreno. La pratica del sovescio presenta diversi benefici tra i quali:
1) Apporta una buona quantità di sostanza organica e quindi migliora la fertilità del terreno;
2) Apporta buone quantità di azoto e fosforo;
3) Rallenta i fenomeni erosivi del terreno grazie alla presenza degli apparati radicali delle piante da sovescio e mediante la copertura del suolo;
4) Migliora la struttura del terreno rendendolo più sciolto soprattutto in superficie, consentendo una migliore ossigenazione degli apparati radicali delle piante d’olivo;
5) Riduce la compattezza superficiale del terreno, migliorandone così il drenaggio e lo scambio gassoso.
6) Riduce notevolmente la presenza di piante infestanti, grazie alla competizione per i nutrienti e per la superficie disponibile di terreno;
7) Biofumigazione nei confronti di funghi, batteri, insetti e nematodi patogeni;
8) Aumenta la biocenosi microbica tellurica utile, spostando l’equilibrio verso popolazioni microbiche competitive come Bacillus sp., Pseudomonadi fluorescenti, Streptomiceti, Fusarium sp., Trichoderma sp.;
9) Sottrae considerevoli quantità di CO2 dall’atmosfera immagazzinandola nel terreno (azione carbon sink).


Calendario per le esecuzioni dei lavori

Dicembre-Marzo
Potature di tutte le parti secche della pianta, con immediata protezione delle sezioni di taglio seguendo i metodi e i materiali su descritti nella sezione "Potature". 
- Effettuare la slupatura e successiva protezione delle ferite con gli stessi prodotti utilizzati per proteggere i tagli delle potature.
- Trattamento della chioma, del tronco e dei rami con la poltiglia bordolese (vedi sezione "Trattamenti alla pianta"

Marzo-Maggio
- Sovescio del favino in fase di fioritura.
- Trattamento  del colletto, tronchi e branche principali con la miscela di solfato ferroso e grassello di calce  (prima o dopo la fioritura, NO durante).
Cospargere sul terreno sottostante la chioma e la base della pianta zolfo e calce in polvere.

Giugno-Luglio
     - Sfalciare l'erba e lasciarla in loco per ottenere l'effetto pacciamante.

Settembre
- Erpicatura leggera del terreno per consentirne l'arieggiamento.
- Potatura dei succhioni e dei polloni.
- Rincalzatura del colletto.
Trattamento del tronco e delle branche principali con zolfo bagnabile, MAI insieme alla poltiglia bordolese
Ottobre-Novembre
Trattamento con la poltiglia bordolese subito dopo la raccolta.
- Semina di favino (meglio se una varietà locale) per l'inerbimento e successivo sovescio.
  


Riflessione:
Con la "rivoluzione" verde dell'agrochimica arrivarono gli insetticidi ed erbicidi e concimi chimico minerali NPK azoto-fosforo-potassio che hanno causato la distruzione della flora batterica, (gli anticorpi della terra) e diminuito, quasi azzerato la sostanza organica.
Risultati? Arricchiamo le multinazionali dell'agrochimica,MonsantoBayerDuPontSyngenta,
Dow Agroscience e impoveriamo i nostri Agricoltori e la nostra Terra.
Le stesse multinazionali che producono farmaci e agrofarmaci, prima ti avvelenano poi ti "curano".
Di chi è la responsabilità?
Cosa insegnano i dipartimenti di scienze agrarie delle nostre Università?
Quale ruolo hanno ricoperto gli ordini degli agronomi?

Chi sono i rappresentanti commerciali dei fitofarmaci ?


Estate 2013

Estate 2014

Primavera 2015


sabato 2 agosto 2014

Xylella e cemento

E se l'affaire Xylella si rivelasse un'occasione di speculazione edilizia?

Nelle linee guida per il contenimento di Xylella fastidiosa, pubblicate dalla Regione Puglia, prevista l'obbligatorietà dell'estirpazione delle piante infette. E per indennizzare gli olivicoltori si pensa a concessioni edilizie
Dopo l'allarme dei mesi autunnali del 2013 e le notizie delle prime estirpazioni forzate, nonché l'intervento della magistratura, ecco che l'affaire Xylella fastidiosa torna alla ribalta dopo l'emanazione, da parte della Regione Puglia, di “Linee guida per il contenimento di Xylella fastidiosa”.
Si tratta di un report particolarmente interessante perchè, oltre al famigerato batterio, cita come agenti patogeni anche Zeuzera pyrina, ovvero il rodilegno giallo, e due funghi (Phaeoacremonium e Phaeomoniella spp.) quali agenti patogeni responsabili del Co.di.ro, ovvero della sindrome di disseccamento rapido dell'olivo.
Visto che, ragionevolmente, è lecito pensare che l'abbandono di intere olivete abbia aumentato la recrudescenza di certe patologie e infezioni, è quantomeno singolare che, nelle strategie politiche di intervento, non si citi mai la possibilità di recupero proprio di queste olivete che diventeranno focolai permanenti. Le pur buone indicazioni agronomiche per la limitazione del contagio e della diffusione della malattia risulteranno purtroppo di scarsa efficacia se non accompagnate da adeguata politica olivicola.
Non sembra, invece, si sia andati oltre la dovuta logica emergenziale che prevede, come si legge a pagina 33, l'obbligo di estirpazione delle piante infette. E nei focolai puntiformi è prevista “l’identificazione delle piante infette viene effettuata ufficialmente dalla Regione Puglia e, a seguito di istruttoria amministrativa con atto finale di ingiunzione di abbattimento, la stessa Regione provvede all’abbattimento delle piante e alla bruciatura o trinciatura della parti infette, che possono determinare eventuale diffusione del batterio. Saranno, inoltre attuate, in base a specifiche situazioni dell’area interessata ulteriori interventi da parte della Regione o dei singoli proprietari/conduttori.”
Potrebbe poi avere il sapore di beffa la prescrizione indicata a pagine 36: “Inoltre, la facoltà, prevista dall’art. 3 del DDL 475/45, di imporre ai proprietari o conduttori dei fondi olivetati, l’obbligo di impiantare altrettanti alberi di olivo in luogo diverso da quello da abbattere, deve essere sempre esercitata, salvo casi particolari che impediscano il reimpianto e che, comunque, devono essere precisati e motivati nel decreto di autorizzazione.”
Oltre all'estirpazione di olivi che possono essere fonte di sussistenza per delle famiglie, oltre che patrimonio affettivo e paesaggistico, si prevede quindi che le stesse debbano piantare, a proprie spese, olivi “in luogo diverso”.
E' noto, invece, che la giurisprudenza indica che l'esproprio per pubblica utilità, che presenta forti analogie con il caso di abbattimenti coattivi, debba essere indennizzato. I fondi finora messi a disposizione per l'ìaffaire Xylella sono stati spesi in attività di ricerca e monitoraggio che sono oggetto di approfondimento da parte della magistratura. Improbabile che il governo, o Bruxelles, stanzino i fondi necessari. Impossibile trovare, nel bilancio regionale, tutti questi soldi.
Ecco così spuntare l'ipotesi, specie per le aree rosse e a forte vocazione turistica come Gallipoli, di un indennizzo sotto forma di possibilità edificatoria, aumento dei coefficienti di costruzione e/o permessi di costruire. Chissà che non venga presentata presto in Consiglio regionale una legge speciale su Xylella fastidiosa che contempli, in uno dei suoi articoli, questa possibilità. L'augurio e l'auspicio, al contrario, è che queste voci di corridoio vengano seccamente smentite.
di Alberto Grimelli